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Booble - motore di ricerca pornoGoogle attacca Booble, motore di ricerca porno
Nato da poco serve a trovare i siti a luci rosse e assomiglia in tutto e per tutto all'originale. Il sito di Mountain View denuncia la violazione del marchio ma il motore porno si difende: "La nostra è solo una parodia"

Quale compagnia ha appena chiesto la chiusura di un sito il cui nome è troppo simile al suo marchio? Microsoft? Risposta sbagliata. E' vero che Bill Gates e soci hanno recentemente sguinzagliato gli avvocati contro un ragazzino di nome Mike Rowe perché l'indirizzo della suo sito (MikeRoweSoft. com) si pronunciava esattamente come Microsoft. com. Ed è anche vero che il colosso di Redmond è attualmente in causa con Lindows, compagnia colpevole di chiamarsi quasi come il suo celebre sistema operativo. Ma questa volta, nella parte del lupo cattivo, c'è il nome che uno non si aspetta, la "good company" per eccellenza, la società che, nell'immaginario collettivo di Internet, è l'esatto opposto di Microsoft: questa volta gli avvocati sono quelli di Google.

A suscitare l'ira del più famoso motore di ricerca online è stato Booble. com, un sito nato poco tempo fa e che si definisce "The Adult Search Engine". In altri termini, un motore di ricerca porno, un servizio per trovare contenuti pornografici sul Web.

Booble scimmiotta il suo famoso predecessore non solo nel nome, ma anche nel logo, nella grafica e persino in una caratteristica distintiva come il pulsante "Mi sento fortunato". Troppo per i solitamente invisibili legali di Mountain View i quali, impugnate carta, penna e legislazione sulla protezione dei marchi, hanno chiesto a Booble di farla finita.

A capo del neonato motore per adulti c'è un certo Bob, che si vanta di essere stato "dirigente di una delle più grandi aziende americane" ed ora dice di vivere a New York con una modella francese "scandalosamente più giovane" di lui. Bob non vuole saperne di chiudere il sito: "Il primo emendamento garantisce il nostro diritto di parodiare Google", afferma. "Tutto il mondo ha capito lo scherzo. E solo un avvocato può pronunciare 'Booblè senza ridere". In inglese, infatti, "Boob" è un modo poco elegante per definire il seno femminile. Il che, secondo i legali di Booble, dovrebbe rendere evidente l'intento canzonatorio del sito. Per chiarificare il concetto, nel logo di Booble le due "o" sono state sostituite con un paio di mammelle stilizzate.

Google e Boogle, i due loghi a confronto

La scusa della parodia non convince, però, il Trademark Enforcement Team del motore di ricerca Google: "Per essere considerata una parodia, un'opera deve utilizzare alcuni elementi di una composizione esistente per crearne una nuova che, almeno in parte, commenti l'originale", si legge nell'ingiunzione che Booble ha prontamente reso pubblica. "Il vostro sito non commenta un bel nulla. Semplicemente, usa la veste grafica di Google e un nome simile".

Nessuna delle parti in causa sembra voler arretrare di un passo. E' facile prevedere che la controversia finirà in tribunale. Nel frattempo, Bob e Booble si godono la (inattesa?) pubblicità che questa vicenda sta loro regalando. "Booble. com ha subito talmente tanto traffico che il sito si è bloccato temporaneamente", si legge in un comunicato. "I server sono stati inondati da centinaia di migliaia di richieste simultanee e la compagnia è stata costretta ad aumentare la capacità di banda". A questo punto, se la tensione con Google si raffreddasse, per Booble sarebbe quasi un problema. E così, per stuzzicare la suscettibilità di quelli di Mountain View, sul motore per adulti hanno pubblicato una finta pagina di Google: "La ricerca di 'senso dell'umorismo'", c'è scritto, "non ha prodotto risultati".


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